venerdì 2 novembre 2012

AMARE PER ESSERE SPIETATO

   (Dieci regole di scrittura: oggi tocca a Jonathan Franzen. Personalmente seguo la 2, ho cominciato a meditare sulla 4, credo fermamente nella 10. L'ho già copiata sulla prima pagina del mio quaderno nuovo.)

   1. Il lettore è un amico: non un avversario né uno spettatore.
   2. Scrivere è la tua avventura nella paura e nell’ignoto, altrimenti non vale niente (a parte i soldi).
   3. Non usare la parola “poi” come congiunzione. C’è la parola “e” per questo. Il “poi” è una non-soluzione, pigra e senza stile, al problema di avere troppe “e” sulla pagina.
   4. Scrivi in terza persona, a meno che una prima persona non si presenti a te con voce irresistibile.
   5. Più le informazioni diventano gratuite e diffuse, più le ricerche necessarie a un romanzo vengono sottovalutate.
   6. La narrativa più puramente autobiografica richiede invenzione pura. Nessuno ha mai scritto una storia più autobiografica della Metamorfosi.
   7. Pensi meglio stando seduto che correndo qua e là.
   8. Dubito seriamente che una persona connessa alla rete possa scrivere buona narrativa.
   9. I verbi con un suono interessante non sono quasi mai molto interessanti.
   10. Devi amare per poter essere spietato.

10 commenti:

  1. La 10: prepotente. Obbliga il pensiero.

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    1. Franzen non mi convince mai del tutto. Neppure in questo decalogo. Comunque... appoggio la 2 (che vale per molte cose). La 10... ci rifletterò.

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  2. Franzen non ha convinto neanche me, almeno in Come stare soli.
    I decaloghi spesso sono irritanti, ma qualcosa di buono c'è sempre.
    La 2 senz'altro. La 4 ho imparato a capirla negli ultimi tempi. Credo che scrivere in terza persona liberi davvero l'immaginazione e liberi da sè stessi; che sia la strada migliore per scrivere qualcosa di realmente autobiografico: cioè di inventato in modo che sia esattamente ciò che vuoi raccontare di te e del mondo. Il che porta direttamente alla 6.
    La 9 la trovo un pò generica e bacchettona.
    La 10 in tutta sincerità la capisco poco. Sembra un pò una trovata per chiudere a effetto...

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  3. Ludovica, Elena: io Franzen nemmeno l'ho letto! E odio le regole pure nella vita, figuriamoci in quella terra senza legge che è la scrittura. Cerco solo pensieri su cui meditare. La 10 per me significa questo: se vuoi affondare le mani nelle miserie dell'essere umano (la vigliaccheria, l'egoismo, la menzogna, perfino la crudeltà) prima lo devi amare. La scrittura se non è spietata non vale molto, ma senza amore è il lavoro di un chirurgo. Lo scrittore è un chirurgo innamorato! O almeno è così che vorrei scrivere io.

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    1. Che bella questa risposta! Onesta e intensa.

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  4. Complimenti per aver vinto il "libro del mese di Fahreneit" !!
    Silvia

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  5. Ciao Paolo, visto che sei alla ricerca dei decaloghi di scrittura, ti segnalo quello di Philip Roth. È quasi commovente. La #6 soprattutto. http://www.themillions.com/2012/11/philip-roth-retires-10-lessons-from-the-professor-of-desire.html

    Ciao...

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  6. Negli anni ho imparato che non devo mai ascoltare interviste o andare a incontri o, insomma, avere qualsiasi contatto con ciò che realmente è uno tra i tanti scrittori che mi piacciono molto. Questo decalogo ha provocato una certa sensazione di delusione. Vabbè. Rifletterocci.

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  7. Io non sono così convinto della 4. Non credo che stia lì il problema della narrazione, del rapporto col personaggio o della libertà espressiva. Se mai, l'intuizione della 6 sta nel fatto che l'autobiografismo (che per me è essenziale nella scrittura) è sempre legato all'invenzione, ma indipendentemente dalla persona che si una (La Metamorfosi è in terza, ma non per questo Diceria dell'untore, che è in prima, è puro racconto delle proprie esperienze). Quanto a Frenzen, forse non è un autore irrinunciabile, ma "Le correzioni" io l'ho trovato geniale. Lo consiglio a chiunque non l'abbia ancora letto.

    Fabio

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