lunedì 22 dicembre 2014

ERBA SECCA, NIENTE NEVE

Se ho un autogrill preferito è solo per un motivo: vende birra tedesca in confezione da sei e la vende a metà prezzo. Si trova ai piedi delle montagne, sull'altro lato delle due cime gemelle che vedo da casa mia, e che da quaggiù sembrano due altissime sentinelle. Le guardo tornando alla macchina nell'aria secca e pulita. La nebbia della pianura si è diradata già qualche chilometro fa, insieme alla mia febbriciattola di stamattina: sono entrambe lontani ricordi quando riavvio il motore, butto le birre sul sedile del passeggero, ne stappo una imboccando di nuovo l'autostrada. Un po' di schiuma mi cola sui jeans che dovrei lavare. Salute, dico alle montagne gemelle. La birra è tiepida, pastosa. Stringo la lattina tra le cosce mentre accelero fino ai centotrenta. Lucky sul sedile dietro si agita e guaisce d'impazienza, ha capito già da un pezzo dove andiamo.

Arrivo in paese che sono appena passate le cinque. Ho ancora mezz'ora di luce e così, invece di entrare in casa, me ne vado a fare un giro. Non c'è neve se non molto in alto, ben oltre i duemila metri, e si vede che ha fatto caldo e ha piovuto: i prati sono verdi come alla fine dell'estate. Poi, via via che salgo di quota sul sentiero, cominciano a scolorire e seccare. Lucky è sparito fin dall'inizio, inseguendo chissà quale odore nel bosco, presenze che io non sono ancora pronto a percepire. Tornerà quando vuole lui, mi troverà lui. Raggiungo una vecchia baita proprio mentre la luce cala e viene notte; succede in pochi minuti in questo giorno più corto dell'anno. Così mi siedo su un muretto a secco. Accanto a me gorgoglia il filo d'acqua di una fontana. Oggi è il solstizio d'inverno e io gli rivolgo una preghiera: che sia pieno di amore, e di montagna, e di scrittura. So che è moltissimo quello che chiedo. Anche se non nevica fa niente. C'è già una bella stellata, e niente luna, quando torno con calma verso casa. Colgo nell'oscurità una macchia bianca che esce dal bosco, poi la macchia mi corre incontro ed è un cane ansimante, accaldato, felice, con i sensi all'erta e il fiato che esce in nuvole di vapore. Hai fatto una buona caccia?, gli chiedo. Lo annuso e sa di muschio. Lucky mi lecca la faccia e subito scappa via. Immagina, mi dico, immagina per un momento di essere lui: correre come un pazzo tra i rododendri spogli, le radici contorte dei larici, il ginepro che punge la pelle, al buio, rasoterra, inseguendo un odore, senza nemmeno sapere cos'è che ti chiama.

6 commenti:

  1. E io ti auguro di trovare tutto quello che stai cercando capitano!
    Un abbraccio
    Nunzio

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  2. E che amore, montagna e scrittura siano. Grazie Capitano :)

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  3. bello :) la neve arriverà in gennaio, quando il Natale sarà passato, perchè ora sarebbe troppo e dopo, invece, servirà di più. Saluti

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  4. Scrivi Paolo, scrivi: è quello che devi fare.
    p.s. stanotte ho letto il tuo La stagione delle piogge, e poi sono rimasto un'ora a fissare il racconto nel cielo.

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  5. Buon 2015, e grazie per avermi fatto riscoprire la bellezza dei racconti con "A pesca nelle pozze..".

    Andrea

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  6. Elisabetta Putini3 settembre 2015 16:57

    Ho appena letto A pesca nelle pozze più profonde che mi ha appassionato come un romanzo: una sottile, felice e riuscitissima analisi dell'opera di grandi narratori che hanno privilegiato il respiro breve del racconto. Breve, appunto, e forse per questo molto profondo, come la meditazione di Cognetti. Che ha notevoli doti di scrittore, ma anche di mediatore letterario. Bravo Paolo.

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