martedì 8 novembre 2016

LE OTTO MONTAGNE

Ho cominciato a scrivere Le otto montagne un giorno di giugno del 2014, scendendo con il mio amico montanaro per una gola che chiamano Vallone della Forca. È un toponimo comune sulle Alpi: la forca o forcella è un passo particolarmente angusto, che noi avevamo appena superato per buttarci giù dall'altra parte. Ci lasciavamo alle spalle un posto a cui, per motivi diversi, siamo entrambi legati. Un sentiero interrotto da una frana, una conca in cui raramente s'incontra qualcuno, un grande lago dall'aria cupa, gli ultimi boschi, ruderi, pietraie. Il posto che poi è al centro di questo romanzo che ho scritto. Camminando io e il mio amico non parliamo molto, però ci piace ogni tanto indicare le cose e condividere con l'altro i ricordi che alle cose sono legati. Su quel sentiero c'è la baita col tetto di lamiera dove io ho passato una notte, anni fa, senza chiudere occhio sotto il temporale, e poco dopo l'alpeggio in cui la mamma del mio amico saliva da bambina, in groppa a un mulo che ragliava alla luna. C'è il punto in cui lui ha bivaccato in primavera, illudendosi di passare una notte romantica con la sua futura moglie furibonda, e quello in cui io a dodici anni ho piantato la tenda con mio padre, dopo aver fatto il bagno nel lago e cantato davanti al fuoco. Queste storie le conosciamo già, ce le siamo raccontate tante volte, ma camminando per quei posti non è noioso riascoltarle, è come veder riaffiorare nell'altro i ricordi e si è contenti di essere lì mentre succede, onorati di venire accolti in quel luogo così privato. Noi due ci stupiamo sempre di aver condiviso gli stessi sentieri in una vita precedente, ed è probabile che una volta o l'altra ci siamo pure incontrati - io un bambino di città che camminava davanti a suo padre, lui un ragazzo di montagna scontroso e solitario - senza poter immaginare che in un futuro lontano vent'anni saremmo diventati amici. Queste sono le cose che di solito ci diciamo, e ce le saremo ripetute anche quella mattina di giugno.

Poi avevamo superato il colle, la forca. Ecco un'altra sensazione che mi piace tanto in montagna: quegli ultimi metri prima dello spartiacque, il senso improvviso di apertura, il momento in cui puoi guardare di là e di colpo ti si stende davanti un mondo nuovo. Nessuno di noi due si era mai spinto in quel vallone. Non avevamo più racconti di là, niente più ricordi, niente più malinconia: prendevano il loro posto l'allegria della discesa e l'ebbrezza dell'esplorazione. L'altro versante era tutto diverso dal nostro, una gola sassosa che precipitava verso il fondovalle. In inverno aveva nevicato parecchio, così nel tratto più alto, anche se ormai era estate, ci buttammo giù scivolando per i nevai ghiacciati, il mio amico con la sua tecnica della raspa che più tardi gli sarebbe costata una caviglia, io a balzi perché non so sciare. In basso poi la neve finiva e cominciava un bosco secco, di larice e pino silvestre, con un sottobosco di erbe alte in cui il sentiero spesso si perdeva. Ma a noi piace quando in montagna si perde il sentiero, e te ne devi inventare uno. E a me personalmente piace essere quello che lo inventa, ma anche essere quello che segue l'inventore. Quella volta il mio amico andava avanti e io ero contento di seguire i percorsi tracciati da lui, perché dovevo pensare.

Ecco a cosa stavo pensando: da tempo volevo scrivere una storia di montagna, di padri e figli e di amicizia maschile. Credo di avere appena spiegato perché questi temi nella mia testa sono tanto legati tra loro. Sapevo che ci sarebbe stata una montagna intorno alla mia storia, un padre all'inizio di tutto, e due amici al centro; e sapevo che il suo respiro sarebbe stato più ampio del solito, per i modelli che avevo in mente e per la scrittura che volevo ottenere. Ero in cerca del mio Due di due e del mio Narciso e Boccadoro, del mio In mezzo scorre il fiume e del mio Gente del Wyoming. E quel giorno, nel Vallone della Forca, andando dietro al mio amico fuori dal sentiero, mi ricordo di aver pensato: ma ce l'hai già, questa storia, è tutta qui, non la vedi? La devi solo raccontare. Hai i personaggi, i ricordi, i luoghi, non ti resta che mettere insieme i pezzi e trovare le parole. Soprattutto hai la cosa più importante, e cioè il sentire che questa storia è viva dentro di te, è vera, ti accompagna da sempre, e adesso che l'hai vista non puoi più pensare ad altro che a scriverla. Vai a casa e comincia. Di colpo c'ero già dentro fino al collo.

Poi me la sono presa comoda, perché ci ho messo due anni. Fosse stato per me, ne avrei impiegati anche tre o quattro. Io sarei come quei pittori che la mattina si alzano, si stiracchiano, guardano il quadro per un'ora o due, poi danno una pennellata e la giornata di lavoro è finita. Ma per fortuna con il lavoro bisogna anche guadagnarsi da vivere: dico che è una fortuna perché, per quelli come me, il morso della vita alle chiappe della scrittura fa un gran bene, aiuta a non stare troppo comodi e a non perdersi nei propri vizi. Ci ho messo due anni ma avrebbero potuto essere pochi mesi. Ho idea che non sarebbe cambiato nulla: questa storia è uscita così com'è, non ho riscritto quasi niente, non ho fatto prove ed errori, non ho buttato pagine su pagine, non mi sono mai sentito in crisi per non sapere dove andare, e a metà del lavoro ho addirittura abbandonato i miei amati quaderni perché non servivano più, potevo scrivere direttamente in bella. È una sensazione magnifica quando succede così. La scrittura esce dalle mani e non hai che da seguire la storia fino alla fine. Mi ricordo i giorni in cui scrivevo l'ultimo capitolo, di nuovo in giugno, lavorando per ore come non mi era mai successo, sentendo che non potevo permettermi di fermarmi, aspettare, perdere tempo, perdere il ritmo: uscivo a camminare, tornavo a casa e mi rimettevo a scrivere. Sono arrivato all'ultima frase negli stessi giorni dell'anno, dentro la stessa baita, sullo stesso tavolo dove avevo scritto la prima. Così come avevo pensato comincia!, ho pensato: ho finito. E adesso è questo libro che esce oggi. Non so se mi ricapiterà mai, è stata una gran bella avventura.

113 commenti:

  1. Grazie, Paolo, per i sentieri che riesci ogni volta ad inventare.
    Non vedo l'ora di incontrarti (di nuovo, probabilmente non ti ricorderai ma ci siamo già visti un paio di anni fa a Pavia al festival che abbiamo organizzato noi di Critica Letteraria) questo venerdì alla presentazione del libro :)

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  2. Ciao Paolo, corro a leggere!
    sono Nicola, il rosso barbuto appenninico del rifugio falc. Spero ci si veda presto a qualche presentazione del libro a Roma. Poi per montagne! ciao, un abbraccio

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  3. Acquistato quando vieni a Pietrasanta?

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  4. Caro Paolo, ho appena finito di leggere. La storia mi ha davvero commossa e immergersi nel tuo narrare è sempre come ricevere un caloroso abbraccio. Grazie, davvero. Simona

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  5. Ciao Paolo,

    Non avevo mai letto nulla di tuo, è stata una sorpresa , ho letto il libro tutto di un fiato in un pomeriggio freddo e piovoso di novembre, su una vecchia poltrona davanti ad una stufa a legna scoppiettante...
    Era dai tempi di "DUE di DUE" che non provavo queste emozioni, eppure 26 anni dopo le ho ritrovate immutate..... non cambiare mai!!!!

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  6. Ciao paolo,
    Ho appena finito di leggere il tuo libro mentre aspettavo un treno. Hai scritto una bellissima storia, bravissimo paolo. Un in bocca al lupo per il futuro.

    FM

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  7. Mi ha preso, come mi prende la montagna quando ci corro sopra. È durato il tempo di una corsa, il tempo che passi in montagna, lontano dal mondo: troppo poco. Poi resta solo il rimpianto e la voglia di tornare, presto.
    Bravo!

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  8. quando riprendo in mano Una piccola cosa che sta per esplodere ma anche Sofia si veste sempre di nero continuo ad aver suggestioni molto forti,continuo a percepire che sono due letture che resteranno dentro di me nel tempo,un'immersione profonda nell'animo umano..con i loro protagonisti adolescenti in lotta per trovare una via e adulti piegati o disillusi.Romanzi di formazione in senso ampio,la vita come eterna formazione.Le otto montagne non mi ha dato la stessa suggestione,non mi è arrivato il flusso emozionale dei tuoi altri libri,come se si fosse interrotto qualcosa.Perchè nella vita ci sono anche le interruzioni o che si ritorna indietro ,magari per respirare un po'E* così o sono io che faccio confusione?Con stima e affetto Vitaliano

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  9. Ciao Vitaliano,
    io sento di essere andato avanti su quella strada, del resto come avrai notato Le otto montagne viene da un vecchio racconto (La stagione delle piogge). Mi sembra che i miei personaggi siano sempre gli stessi, e anche le storie continuano a riguardare momenti di crisi e cambiamento, solitudini e incontri, ribellioni. Quel che è cambiato un po' forse è la lingua e il modo di raccontare, può darsi che sia in questo che mi preferivi prima. Mi dispiace! Io però devo dirti che questa strada mi piace molto e credo andrò avanti così.

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  10. Non hai motivo di dispiacerti perché da parte mia non esprimevo un giudizio negativo sulle otto montagne.Anzi quando ho parlato di interruzione o ritorno indietro volevo dire,probabilmente in questo mescolo qualcosa di mio,che il sapore delle cose cambia e....Ma forse hai ragione quando parli della lingua e del modo di raccontare. Non ho il libro sottomano mi piacerebbe citato letteralmente...l'ultima pagina del racconto il figlio del meccanico che si ritrova in una notte piovosa con la ragazza nell'officina del padre e decide di "fare assaggiare la strada" alla Mercury il gioiello della vita del padre..la letteratura che si incontra con la poesia....pura magia.Ma la vita è anche dura e aspra e allora bisogna scalare le otto montagne. ..saluti vitaliano

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  11. In effetti c'è una forte assonanza tra la stagione delle piogge e le otto montagne.Da un lato il bambino che segue e osserva le evoluzioni della sua instabile famiglia dall'altro Pietro e la sua iniziazione alla montagna da parte del padre.L'alluvione che costringe alla fuga e la grande nevicata che provoca la scomparsa dell'amico.Credo che le otto montagna sia una lettura che ritornerà per me Saluti Vitaliano PS:verrai a Pietrasanta da Nina?

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  12. Alessandro Melia25 novembre 2016 12:52

    Caro Paolo, ho letto 'Le otto montagne' con grande piacere. Penso davvero, come ha scritto Paolo Di Paolo in una recensione, che hai interiorizzato la lettura dei classici americani e che usi un italiano molto bello rispetto a tanti coetanei che scrivono in modo cerebrale o sciatto. Aggiungo però un aspetto che mi pare non sia stato affrontato e che invece ritengo decisivo per il successo del libro. Tu, scrivendo questa storia, la tua storia, hai attraversato la vergogna. Sei riuscito a non aggirarla o a restarne sopraffatto. E questo ha reso te e il libro che hai scritto credibili. Quindi non posso fare altro che complimentarmi. Un saluto, Alessandro

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  13. Ciao Alessandro, grazie per i complimenti. Ti devo però fermare sul punto "questa storia, la tua storia": questa non è un'autobiografia, è un romanzo. Non ho dovuto confessare nulla e non ho avvertito il problema della vergogna (che avevo sentito, invece, nel Ragazzo selvatico). È la storia di Pietro, io gli assomiglio solo fino a un certo punto.

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  14. Grazie Paolo... Sono Fiorella, Anpi, Scighera... Il tuo libro mi ha emozionato, io adoro la montagna e provo per lei quello che il tuo Pietro prova. Sei riuscito a farmela sentire anche sdraiata sul divano di casa... Aspra, dura, difficile ma incredibilmente viva. Anche io come il tuo Pietro avevo un amico lassu', in un paesino ai piedi del Rosa e dopo 60 anni è ancora lassù che mi aspetta anno dopo anno. Grazie ancora. Il tuo libro è bellissimo

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  15. Grazie Fiorella.
    Valgono molto per me le parole di tutti i lettori ma un po' di più quelle dei montanari, su questo libro. Lo sono anche i montanari d'adozione, se da 60 anni dalla Bovisa tornano allo stesso paese. E le figlie dei partigiani...

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  16. Non so se mi leggerai,ma passa a farti un giro magari una presentazione a Napoli!

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  17. Ciao Paolo, io da valtellinese ho sentito fortissimo il richiamo del libro. Purtroppo sono lontano dalle mie montagne per lavoro e nelle tue parole ho ritrovato i profumi e le sensazioni fisiche (poche cose sono "fisiche come la montagna) che ti lascia la vita di lassù. Insomma, mi hai fatto sentire un po' a casa e questo è il dono più grande che potessi farmi.
    Grazie, a presto!
    Attilio

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  18. Direi che ci proverò. Proverò a leggerti prima che (tu) diventi (troppo) di moda. Forse sono già in ritardo, avrei dovuto leggerti qualche anno fa, quando ero selvatica e qualcuno mi prestò il tuo libro. Non ti lessi. Avrei dovuto scrivere un trattato sulla spocchia. "De spocchia" l'avrei potuto chiamare. Ma tant'è. Non ho letto e non ho scritto. E mi toccherà leggerti ora, imborghesita su un divano di una bella villetta. E proverò invidia, se sei davvero tanto autentico.

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  19. Elisa, mi sa che invece mi odierai.

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  20. un testo scritto in maniera così raffinata ed avvincente da poter essere paragonato a quelli prodotti dai più grandi scrittori della letteratura.

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  21. un testo scritto in maniera così raffinata ed avvincente da poter essere paragonato a quelli prodotti dai più grandi scrittori della letteratura.

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  22. Capitano, ma quanto c'è di autobiografico in questo "Le otto montagne" ?
    saluti

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  23. Ciao Paolo, il tuo libro mi ha commosso, mi ha fatto pensare a diversi momenti della mia infanzia. I miei genitori si sono conosciuti in montagna, ad Eores, un piccolo paesino in Alto Adige, a metà degli anni 60. Tutti gli anni tornano a passarvi qualche settimana di vacanza e finché ero un bambino ci andavo anch'io . Ricordo i bambini del luogo, nei primi 70, in particolare Elmut ed Elsa , due pastorelli. Ricordo le passeggiate per i sentieri e mio padre sempre avanti. Grazie , il tuo libro è molto evocativo. Avevo già letto Manuale per ragazze di successo, penso che ne leggerò altri. Un abbraccio. Stefano

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  24. È bello leggere di come tra 2 amici..2 uomini viene vissuto il sentimento di amicizia che li unisce. Nn è un argomento facile da trattare e non è neanche interessante se non è condito di malizia e ambiguità. Ingredienti indispensabili oggi per il successo del prodotto.ma in questo libro no ritrovato lo stesso affetto che mi legava agli amici del liceo.esposto con purezza e poesia..grazie.

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  25. Ciao Paolo, io non ti conoscevo. Ti ho scoperto leggendo il tuo articolo dove parli con Nives Meroi. Qualche giorno fa sono andata in libreria e ho comprato il tuo romanzo. Non ti nascondo che l'ho fatto soprattutto perché sono appena rientrata a Milano dopo un mese di trekking nell'Alto Dolpo e avendone una nostalgia infinita avevo voglia di leggere le emozioni dei miei cammini in montagna. Non sapevo che nel libro parlassi anche del Nepal. Ti lascio solo immaginare la mia felicità quando ho potuto rivivere momenti profondi ed intensi, che hanno lasciato in me segni incancellabili. Grazie. Se per caso decidessi di tornarci, vorrei esserci di nuovo anche io. Namaste.

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  26. Non so se si arriva ad un libro - e quindi ad uno scrittore - per caso o per destino... ma oggi in libreria, cercando tutt'altro, ho trovato il tuo "le otto montagne" e l'ho guardato con un misto di curiosità e riverenza (il titolo e l'immagine sapevano di mistico). Stasera in internet, cercando tutt'altro...sono tornata a te. E quindi sí, forse vuoi dirmi qualcosa e domani compro il libro. B.

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  27. E B. sta per Barbara, ché nella velocità e immediatezza di questi "luoghi" d'incontro una semplice presentazione ci sta comunque bene.

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  30. Sono arrivato a metà romanzo. Ho paura di finirla, questa storia, da quanto è bella. Per usare le tue metafore, è come quando percorri un sentiero meraviglioso, durante una di quelle giornate di una bellezza stupefacente e sai che tutta quella felicità diventerà nostalgia.

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  31. Ti ho letto, Paolo.
    Ma non voglio parlare del libro parlando di me.
    Non ti ho odiato né invidiato.
    Non ho odiato né invidiato te.

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  32. ciao Paolo, ho finito ora di leggere il tuo libro, non riesco a scrollarmi di dosso la tristezza e le emozioni che mi ha fatto provare.. sono una montanara, non cosi forte come Bruno ma con la stesso attaccamento ai propri ruderi. ho provato ad andare in cerca delle otto montagne ma alla fine qualcosa mi ha riportato qui al centro, dove sono nata tra pascoli,capre e pecore e misteri del caglio. ti scrivo per ringraziarti, il tuo libro mi ha portato per due giorni su altre montagne, indietro con i ricordi e avanti con i pensieri. spero di leggere presto qualche altro tuo libro e amarlo come questo. ciao

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  33. Il tuo libro me l'ha regalato a Natale mio figlio. Ieri sera l'ho iniziato e ora l'ho finito. Mi ha coinvolto ed emozionato. Abito a Trento e da ragazzino l'estate la passavo sul Monte Bondone. Spesso accompagnavo un giovane malgaro nel suo pellegrinare quotidiano, scomparendo per ore ed ore, tornando appena in tempo per prendere qualche schiaffo e per finire, puzzolente, sotto la doccia. Ecco, leggendoti ho rivissuto quella ruvida amicizia, quei silenzi interminabili, quella dolce malinconia che accompagnava il mio ritorno in città. Grazie.

    P.s.
    C'è un do con l'accento e mi dici perché i vari più, giù, lì sono con l'accento acuto?

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  34. Grazie a tutti, ognuno di questi commenti è prezioso e sono contento che stiano qui, dove ogni tanto posso tornare a leggerli uno dopo l'altro.

    Aet: le norme redazionali dell'Einaudi vogliono la Í e la ú accentate in questo modo. Pare sia stato Pavese a stabilire questa regola: à e ò con l'accento grave, è o é a seconda del caso, Í e ú con l'accento acuto. Se apri un qualsiasi libro Einaudi vedrai che è sempre così (anzi cosí).

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  35. Bellissimo libro, di quelli che restano dentro, risuonando per giorni e giorni; di quelli che ti creano il desiderio di raccontarli a qualcuno che ama sentir parlare di libri e di suggestioni nate dai libri letti; di quelli che ti impediscono di cominciare un altro libro perché non sei pronto per farlo, sei ancora pregno di quello spessore e ci stai bene, ancora, in sua compagnia.
    Mai una caduta stilistica né orpelli svianti: la narrazione segue l’escursione di montagna con la sua andatura cadenzata, la sua essenzialità di parola, la concentrazione profonda, lo sguardo aperto di chi ama la solitudine per capire anche come porsi nel confronto necessario con l’altro.
    Ognuno cerca il proprio pezzo di mondo dove poter fare casa, un posto dove ritornare sempre anche quando si sta lontani, poter alzare il capo e sentirsi, sempre, riconciliati. Grazie, Paolo!

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  36. Ho appena terminato di leggere -d'un fiato, complice un'influenza
    che mi
    tiene chiuso nella mia minuscola casa di vacanza di Lignod- LE OTTO
    MONTAGNE. Frequento la val d'Ayas da più di trent'anni e sono stato
    subito tentato di ricostruire i luoghi in cui è stato ambientato. Il
    paesino di Grana con alcune descrizioni che ne fai mi ha fatto subito
    pensare a Graines (ma forse è troppo facile...); mentre i laghi ho
    pensato a quelli di Frudiera, sotto il mont Nery (il Grenon). Se potrai
    rispondermi mi farà enormemente piacere , mentre da parte mia, complice
    questo bellissimo libro, mi pongo il sicuro obbiettivo di ritornare a
    frequentare la media valle.
    GRAZIE!

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  37. Ho letto il libro in due giorni, incuriosito dalle tante recensioni positive. Che dire, mi è piaciuto molto, è un bellissimo libro, squadrato e levigato al punto giusto, come certe pietre di fiume cui l'acqua ha regalato una forma quasi perfetta. Ora vedrò di procurarmi gli altri tuoi libri, credo di aver scoperto un autore che mi darà tante soddisfazioni.
    M.

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  38. Ciao Paolo,

    Mi aggiungo al coro dei complimenti: come sempre quando esce un tuo libro lo compro immediatamente e anche in questo caso l'ho fatto e l'ho letto tutto d'un fiato. Non sono tanto montanara, ma amo la cura che metti in ogni singola parola e nella narrazione e questa storia è davvero piena di fascino e di emozione.
    Per Natale l'ho regalato ma si trovava a fatica: nella mia libreria è andato così tanto a ruba che mi hanno chiesto se per caso lo avevano assegnato a scuola come compito per le vacanze! Sono contenta per te, perché gli scrittori capaci sono rari; e sono anche contenta per noi lettori e per quello che riesci a condividere.

    Grazie tante e buon anno nuovo di lettura e scrittura!

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  39. Sono le 2:30 e devo andare a letto; lascio le ultime 60 pagine per domattina. Comunque vadano, grazie. Da anni non mi godevo una sintassi italiana cosi' (o cosí).
    Alessandro Colombo

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  40. Ciao Paolo,

    ho letto il tuo libro in un giorno, non mi sono fermata. E'stato meraviglioso, come passare una giornata indimenticabile con un vecchio amico. In certi parti mi hai commossa, tanto è vero quello che scrivi. Mi sembrava di essere in quei luoghi, provare le stesse sensazioni. Ho camminato anch'io con Pietro, Bruno e Gianni su quei sentieri. I pantaloni alla zuava di Gianni e le sue camice a scacchi, il suo vecchio zaino militare mi hanno restituito dei ricordi indelebili.
    Anch'io come te ho avuto un padre che mi ha iniziata alla montagna, lunghe camminate sui sentieri della VaLtellina....e da li non ho più smesso... Mi hai fatto un grande regalo
    Rossella Colombo

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  41. Buongiorno Paolo, mio fratello mi ha regalato questo tuo libro per Natale e mi mancano poche pagine per finirlo.
    Ho sentito il bisogno di scriverti queste cose, perché penso, raccontandoti la mia infanzia, di comprendere ogni fiato di questo tuo libro.
    Con i miei genitori, abbiamo lasciato il trentino (Canazei) nel 1968 e abbiamo deciso di trascorrere le vacanze estive in Val D’Aosta, precisamente a Gressoney. Considera che noi siamo di Roma, per cui immagina cosa possono essere stati i nostri viaggi di trasferimento, con bauli, valigie, treni fino a Torino e macchina al seguito.
    Anche noi abbiamo avuto un tuffo al cuore salendo la stretta valle (abituati al Trentino) ma poi, dopo aver superato il paesino di Gaby e i 7 km che ci separano dal paese, ecco Gressoney che si apre (eufemismo) in tutto il suo splendore con sua maestà il Monte Rosa.
    All’epoca mia madre non lavorar ava per cui abbiamo avuto il privilegio (io avevo 8 anni) di trascorre l’intera estate in montagna, dal 10 giugno al 25 settembre (le scuole iniziavano ad ottobre).
    Anch’io ho frequentato ogni cm di quelle montagne, anch’io ho avuto per compagni di giochi i figli della gente locale, ricordo Gigi, che oggi gestisce il Bar dello Sport con il quale trascorrevamo pomeriggi interi nel fienile o in mezzo alle sue bestie, anch’io avevo una mamma che si interessava di tutti i problemi del paese, che si preoccupava di ogni minima situazione (memorabile fu la polemica quando, all’inizi degli anni 90, il bar del paese che era la vera e propria osteria, venne ceduto per fare un negozio di abiti eleganti e lei, non mancò di far sentire la sua voce sul giornale locale).
    Potrei raccontare mille aneddoti, di come si è trasformato il paese, di come, quando si andava in gita sul Monte Rosa, non esistevano le funivie di oggi (quella della Bettaforca e quella del Col D’Olen), per cui gambe in spalla e via a pedalare, o di quando si andava su per la Valle dei principi o ai laghi di Frudiera a fare il bagno.
    Pensa Paolo, ho trascorso 35 estati della mia vita a Gressoney, da bambino, da ragazzo, da padre, e mio fratello, che mi ha regalato il libro, ancora ci va, e sono quasi 50 anni.
    Io, dopo che sono nati i miei figli, ho deciso 15 anni fa di fare il percorso inverso,e abbiamo scelto di andare in Alto Adige, bello, funzionale, meraviglioso in tutto, ma la Montagna (quella dei giganti) è la Val D’Aosta.
    Ricordo la neve di settembre, le alluvioni, l’umidità, il sole che spariva alle 5 del pomeriggio e arrivava alle 10 del mattino, gli alpeggi dove vedevamo fare la fontina, la processione del 15 agosto, la festa delle Guide a Trinitè, il Kinderheim, le memorabile partite a pallone con i ragazzi della colonia della Sip.
    E poi le amicizie con i ragazzi di Milano, di Torino, di Varese, di Ivrea, amicizie che ancora durano oggi dopo 50 anni e che i figli di mio fratello, coltivano con i figli dei nostri amici.
    Caro Paolo, se vuoi scambiare qualche impressione su quei gironi, ti lascio la mia mail: luigi.corbo@libero.it

    Un caro saluto
    Luigi

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  42. Filippo Faimani6 gennaio 2017 09:45

    Ciao Paolo,
    è il suo primo libro che leggo.
    Mi aggiungo anche io ai complimenti.

    un caro saluto
    Filippo

    RispondiElimina
  43. caro Paolo
    ho appena finito il tuo libro
    mi ha avvinto, commosso, stupito....era tempo che non trovavo un libro così , e dire che ne leggo tanti, anche per lavoro.
    Dire complimenti è poco......credo sia un libro importante che rimarrà, perchè è vero, profondo e mai retorico.
    un acro augurio di
    Pace Forza E Gioia
    Marco Valli-Osel Dorje

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  44. caro Paolo
    ho appena finito il tuo libro
    mi ha avvinto, commosso, stupito....era tempo che non trovavo un libro così , e dire che ne leggo tanti, anche per lavoro.
    Dire complimenti è poco......credo sia un libro importante che rimarrà, perchè è vero, profondo e mai retorico.
    un acro augurio di
    Pace Forza E Gioia
    Marco Valli-Osel Dorje

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  46. Gentile Paolo,
    ho divorato Le otto montagne ieri sera.
    Grazie, mi ci sono ritrovata. E ci ho ritrovato anche il mio papà, mancato anni fa proprio nella valle in cui abiti tu.

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  47. Uno dei libri più belli che abbia mai letto.
    Ma perché solo 200 pagine ?!!!
    Maledizione.

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  48. Per giorni è rimasto sullo scaffale con 50 pagine lette...oggi, tutto d'un fiato, l'ho finito: bellissimo e dolcissimo, davvero complimenti!

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  49. Ciao capitano
    Ho riletto le otto montagne.La prima lettura mi aveva riportato ai tuoi precedenti libri,alle forti suggestioni che mi avevano generato,tuttora vive dentro di me e che mi erano mancate.La seconda lettura mi ha fatto fare un tuffo nella mia vita,una specie di piccolo viaggio.Io vivo da poco a Pietrasanta e per vent'anni ho abitato in collina,in un paesino a ridosso delle Alpi Adua ne, Giusta grana.Per noi indigeni versiliesi
    le Alpi Apuane sono una delle prime grandi visioni.Appena bambini,guardando in lontananza dal mare vediamo come un grande disegno che sale e scende che poi è uguale a quello che facevamo a scuola quando il maestro ci chiedeva di disegnare il profilo delle montagne.Poi siamo cresciuti e abbiamo assistito alla colonizzazione delle nostre spiagge dalle orde dei turisti estivi detti villeggianti,la sparizione delle spiagge libere,i tentativi di chiudere i varchi a mare,le piscine che crescevano come funghi.E il mare che nel pomeriggio diventava torbido.Ecco che allora le Alpi Apuane sono diventate il nostro rifugia,la nostra zona libera.I boschi ci restituìvano una natura intatta.Le vette ci facevano sentire padroni del mondo.Poi siamo cresciuti,sono cresciuto e ho scoperto le coste della Liguria,sentieri straordinari immersi nella macchia mediterranea, a ridosso del mare raggiungibile con sentieri scolpiti nella roccia quasi verticali. In mezzo ai vigneti e agli uliveti. È come se avessi.trovato una nuova casa,un nuovo mondo magico da esplorare. Ecco,se posso azzardare un paragone le otto montagne rappresentano per me le Alpi Apuane,i sentieri della Liguria i tuoi libri precedenti.Ma sulle Apuane si ritorna sempre e la Pania,la regina,nelle albe limpide,continua a riflettere il suo profilo nel mare

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  50. Il libro è bellissimo. Sono nella fase difficile di chi l'ha appena finito e si sente orfano. Vorrei che la storia continuasse.
    Lo so che la domanda è un po' banale, ma da appassionato delle montagne, non riesco a non chiederle il nome della valle che ha ispirato la storia. Me la sono immaginata come una valle laterale Val d'Ayas.Mi sembra l'unico posto da cui si possano vedere le cime del Rosa così come sono descritte all'inizio del libro (una delle prime gite di Pietro con il padre)

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  51. Grazie per tutti questi bei messaggi, sono commosso.
    Mi dispiace non riuscire a rispondere uno a uno, spero capirete, ma provo almeno a rispondere alle domande dirette. Fausto: hai ragione, quella prospettiva sul Monte Rosa (e in particolare il Cervino in fondo) si ha dallo spartiacque Gressoney-Ayas, le cime su cui Pietro va con il padre sono quelle lì. Il vallone te lo lascio scoprire da solo. Un abbraccio.

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  52. Buongiorno.
    Sono una nonna ultrasettantenne che frequenta la Val d'Ayas ininterrottamente dal 1950.Sto leggendo con molto interesse il suo libro non solo per la trama e il modo in cui è scritto ma anche perchè parla di luoghi che conosco e amo molto e che
    mi piacerebbe poter individuare con maggior precisione.Ho pensato a Graines ed al vallone di Frudière(ma da lì non si vede il Rosa) o al vallone della Bettaforca con il suo lago così cupo e misterioso.
    Mi darebbe qualche indicazione per soddisfare la mia curiosità?
    Grazie, complimenti per il libro ed auguri per il futuro che Le auguro ricco di soddisfazioni.
    nonna Mariuccia

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  53. Buongiorno Mariuccia, a te che li conosci bene lo posso dire: i luoghi sono proprio quelli, Graines, il vallone di Frudière, i due laghi, il Mont Nery (Grenon nel libro). Il Rosa si vede quando arrivi in cima! Grazie per i complimenti e gli auguri.

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  54. Provvidenza Mangiaracina9 febbraio 2017 07:18

    Ti ho conosciuto leggendo le otto montagne,io sono isolana due volte (Sicilia per nascita Sardegna per lavoro prima e ora per scelta)e poco ho praticato la montagna ma ne sento forte il richiamo (molto più che del mare) proprio per la qualita di vita,di cui ho sentito il 'profumo' durante brevi vacanze in Alto Adige e in Friuli
    Le otto montagne mi ha affascinato,ho voluto conoscerti meglio e ho appena concluso la lettura di Sofia si veste sempre di nero.Bravo davvero,mi piace la tua scrittura.. ti vorrò leggere ancora

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  55. Ci hai messo 2 anni, ma meno male che lo hai fatto perchè Le otto montagne è veramente un gran bel romanzo, ti ho apprezzato moltissimo dalle prime pagine, intanto perchè scrivi splendidamente, e poi per l'amore che ci unisce alla montagna; pur non avendola mai vissuta con l'intensità e la passione dei protagonisti -e forse anche per questo- sono salita con loro, ho osservato attraverso i loro occhi e le loro percezioni, ho sofferto con loro. E diversamente da te che preferisci la forma racconto per l'impazienza della fine, nelle ultime pagine ho paventato il distacco dalla tua lettura e della conclusione di questa questa bella empatia. E adesso passerò ai racconti, mi congratulo, sei grande

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  56. Ciao Paolo, ho letto "Le otto montagne" d'un fiato, ed era un pezzo che non mi succedeva: di non riuscire a smettere di leggere e allo stesso tempo di non volere arrivare all'ultima pagina. Sono rimasta commossa, affascinata, stupita da questo libro.
    Intanto: scrivi davvero in modo meraviglioso. La tua prosa è semplice ed elegante, fluida, mai banale. Cattura. Va dritta al cuore. Hai una grande capacità di dare vita alle parole, ai personaggi e ai paesaggi che descrivi. Addirittura il silenzio e la quiete erano... palpabili. Mi è sembrato di essere nella storia insieme a Bruno e Pietro, di sedermi con loro a bere un bicchiere di buon vino, di vedere le montagne che vedevano loro (e a proposito: da anni ho voglia di conoscere la Val d'Aosta, mi sa che quest'anno sarai colpevole di una mia vacanza montanara fra le tue valli!).
    E poi, è un libro che fa riflettere: sul valore dei rapporti, dell'amicizia, sul senso o i sensi della solitudine, sulla qualità di vita di oggi.
    Complimenti davvero! Avevo appena letto "A pesca nelle pozze più profonde" e, pur non essendo un racconto o un romanzo mi era piaciuto molto... ora andrò a cercare i tuoi racconti! Ti auguro buon cammino, in città o nei boschi! Barbara D.

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  57. E allora, benedetta la forcella dell'illuminazione! la mia personale scala di gradimento di un libro la misuro in intensità e durata del ricordo e delle sensazioni provate, a distanza di settimane da quando ho finito il libro, mi scopro ancora a incantarmi pensandoci, una bella sensazione, grazie Paolo!

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  58. Grazie Paolo non so se sia stato più emozionante scorrere le pagine del tuo romanzo o avvertire già quel senso di smarrimento che avrei provato nel finirlo. Le stesse sensazioni che ho quando vado in montagna. In ogni caso grazie per questo momento di evasione.

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  59. le due passioni della mia vita sono la montagna, dove passo il mio tempo non lavorativo, e la letteratura. Questo libro ne fa da ponte. A metà ho dovuto rallentare, dosare le pagine per non terminare troppo presto il viaggio che ci hai regalato. Grazie.

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  60. Ciao Paolo, ho appena finito di leggere il tuo romanzo, bellissimo. A me piace pensare peró che Bruno non sia morto, si è semplicemente rifugiato in un'altra baita abbandonata durante una tormenta, ed è sopravvissuto. In estate ritorna, con un gregge di capre!, riprende possesso dell'alpeggio, e ricomincia con successo, dopo un po' Lara e Anita lo raggiungono ...sai Com'e ci va anche un po' di speranza ogni tanto! Grazie per le emozioni, continua così .
    Spero di vederti a Torino, al salone del libro , magari con un nuovo racconto.
    Silvio da Torino

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  61. Buonasera Paolo, ho cominciato a leggere le otto montagne sul treno che mi portava a Zurigo e l'ho continuato al ritorno. Poi arrivato a casa ho pensato che era meglio prendermi una pausa e finirlo l'indomani. Ma non ci sono riuscito. L'ultima pagina l'ho letta che erano le 2 e la sveglia era puntata sulle 6 e un quarto. Ma ne è valsa la pena. È davvero un grande libro. E per un po' non si può fare a meno di pensare a quanto di Piero e di Bruno c'è dentro ognuno di noi. Mah. Ora ho una gran voglia di leggere anche i suoi precedenti libri. Ancora tanti complimenti e grazie per le emozioni che mi ha regalato. Un saluto affettuoso
    Angelo da Sesto San Giovanni

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  62. Caro Paolo, E' il primo tuo libro che leggo a seguito della presentazione che hai fatto in Puglia a febbraio grazie ai miei amici del Docks e dell'Approdo libreria. Ho anche una tua dedica e cerco sempre il mio silenzio, vorrei tanto riuscire a passare in silenzio le due settimane, ma i due giorni sembrano gia' una sfida! Questo libro e' stato per me come uno strappo interiore, in piu' l'ho letto tornando dall'Alta Badia dopo aver assaporato sapori e colori e provato un po' di sollievo all'irrisolto della vita. Non mi sofferto Sulla bellezza delle descrizioni di luoghi e paesaggi interiori, di incontri e di esperienze dense di umanità'. La fine l'ho trovata tragica e non riesco a superarla. Bruno e Pietro sono personaggi quasi mitici nella loro lotta contro la macchina dello sviluppo che tutto distrugge lasciando solo ruderi intorno. Bruno sembra rappresentare la lotta di chi resta, con mille talenti ed energie, una ricchezza di contenuti e
    una saggezza atavica tuttavia Bruno alla fine è un vinto, rinuncia alla sua lotta, si perde nella neve della sua montagna per sempre. Pietro continua a dare vita al suo amico e
    la sua storia tramite il suo
    libro ma rimane questa struggente malinconia per un mondo che muore e che nessuno sforzo riesce a salvare dalle orde del mondo "civilizzato". Ho visto giusto? È vero che il tuo amico montanaro non c'è più? Nel profondo spero che ciò non sia vero perché non ce la faccio proprio ad accettare il contrario. Io la mia lotta la conduco a Londra tirando su i miei due
    figli, la tentazione e' forte alle volte di mollare e perdersi nella neve. Un abbraccio. Anna Q.

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  63. Sono una donna di pianura, amo la pianura.
    Ma quando al mattino presto , andando al lavoro, i miei occhi incontrano quell'arco meraviglioso delle Alpi e la magnificenza del Monte Rosa allora la commozione mi assale. Ho appena terminato il tuo( scusa il tu, ma ti considero un amico ) libro Le otto montagne e,cosa rarissima, ho sentito il bisogno di condividere le mie emozioni attraverso il tuo blog. Sì, emozioni, stati d'animo , sentimenti che avevano bisogno di essere risvegliati e riscoperti. Erano lì, sotto una coltre di neve, forse di ghiaccio... il potere di un bravo scrittore sta nella capacità di tradurre nella scrittura e quindi di rendere tangibile ciò che per i "comuni mortali" è puro pensiero interiore ed evanescente . I personaggi del libro sono ognuno di noi . Io mi sento tutti questi personaggi. Grazie Paolo. Anna B.

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  64. Buongiorno ieri sera ho salutato Bruno e Pietro.
    Ma li porto con me ancora per un po'o forse per sempre.leggere una bella storia ti porta a toccare dentro di te qualcosa di sacro.grazie paolo

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  65. Volevo aggiungere al mio commento del 9 marzo. Volevo spiegare che ho parlato più di Bruno perché in Pietro mi sono identificata completamente nella fase prima del ritorno alla montagna, scegliendo anch'io paesaggi forse troppo antropizzati per poter ritrovare nelle piccole cose del quotidiano, una sobrieta' che ci rende liberi. In queste città al limite del mostruoso mi sono persa piu' volte, decidendo di anestetizzare come tutti la mia coscienza, nella corsa senza fine all'accumulo di cose senza capirne il perché, nell'eccesso comunicativo senza aggiungere nulla di significativo, nell'edonismo imperante dove i gesti si banalizzano. Mi sono chiesta troppe volte se sarebbe stato preferibile fare la scelta di restare come Bruno. Adesso Bruno e' scomparso almeno nel libro dunque non mi resta che avere come Pietro il coraggio di rimettermi in discussione e ritrovare la mia libertà e pienezza interiore. Grazie capitano per l'incoraggiamento!

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  66. Appena finito di leggerlo, è un libro stupendo che è riuscito a mettermi un po' in pace, in un momento veramente pesante e triste.
    Grazie

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  67. Ho finito di leggerlo pochi minuti fa e, per tutto il tempo, sono stata divisa tra il desiderio di non finirlo troppo in fretta e la necessità di andare avanti. Hai scritto un libro meraviglioso.
    Chiara

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  68. bellissimo... l'ho letto in un paio di giorni, mentre pascolavo le mie capre. ero lì anch'io, giorno dopo giorno, stagione dopo stagione, specialmente in quell'ora speciale della sera quando i suoni dei campanacci si attutiscono e la luce viene meno. ho ritrovato situazioni e anche persone, come se fossero reali e conosciute. sono stata a "Grana" ad intervistare un allevatore la scorsa estate... e adesso ho appena recensito e consigliato vivamente il libro sul mio blog https://pascolovagante.wordpress.com/2017/03/27/otto-montagne/
    grazie per aver portato la "montagna", quella di Bruno, quella dei pascoli, al vasto pubblico dei lettori

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  69. Su, al lago, arrivai con un paio di amici l'estate in cui compivo 15 anni. Poi ci tornai da solo, diverse volte, quando ormai avevo capito che in montagna preferivo il silenzio e prendermi tutto il tempo necessario per poter pensare, in solitudine. Col vecchio sacco a pelo dormivo in un anfratto, sotto un roccione piantato in mezzo alla gran pietraia che rovina nel lago. Ci avevo costruito un muretto per contrastare il vento, un focolare e una specie di forno, dove cuocevo un pane che mi veniva duro come il sasso. Chissà perché, l'acqua da bere l'andavo a prendere alla polla che sta un poco più in basso. Mi sembrava più buona di quella del lago. Lì stavo dei giorni, attento a non lasciare altri segni della mia presenza ed evitando quei pochi che d'estate arrivavano per pescare o semplicemente fare picnic, come si diceva allora. Quando se ne andavano, rabbiosamente cercavo di cancellarne le tracce rimaste: un fuoco da campo, qualche cartaccia, una lattina. La notte, anche d’estate, faceva un freddo porco, ma le stellate mi ripagavano dei brividi. Erano anni strani e tristi, quelli di piombo, non che oggi ci sia da ridere. Fatto sta che al lago mi feci le ossa e quando finalmente varcai la fatidica soglia dei 18 anni, fui libero di compiere il grande balzo: su, al nord, molto più a nord, c’erano spazi immensi e montagne vertiginose che mi aspettavano. Poi, con il tempo, ho scoperto che le cime della Norvegia – e tutte le altre che ho salito – non sono così diverse da quelle che tu e io amiamo, qui, dietro casa. Così, torno a trovarle tutti gli anni.
    Sono contento che tu abbia scritto il tuo libro, perché è splendido e mi ha dato grandi emozioni e molto su cui pensare. Mi ha fatto voglia di tornare su al lago, che non vedo da decenni. Otto montagne me lo ha regalato mio padre ultraottuagenario, che del mulino di Graines conserva ancora l’antica chiave in ferro, trovata tra le rovine quarant’anni fa e forse più. Ci hai dato l’occasione per parlare di noi, delle vecchie cose, degli antichi conflitti che il tempo ha appianato, dei luoghi che abbiamo amato e che ancora amiamo. Grazie di cuore. Sono un saggista e di libri ne ho scritti tanti, ma non padroneggio l’arte del romanziere. Dunque ti sono riconoscente per essere riuscito così bene in ciò che avrei sempre anelato fare. Otto montagne starà sempre nel mio zaino.

    Fabio B.

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  70. Ciao Fabio, grazie per il messaggio. Mi piacerebbe molto se mi scrivi in privato, ho cose da chiederti! leottomontagne@gmail.com

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  71. Ho letto il libro circa 2 mesi fa e prima di scrivere una risposta od un apprezzamento sul tuo blog ho dovuto pensarci a fondo. Difficile spiegare che sensazioni ha suscitato in me questo libro. Sorpresa, stupore, ovvietà? Non lo so. Mi è piaciuto, l'ho letto in pochi giorni, con i ritagli di tempo che mi restano in questa vita frenetica ma noiosa. Più procedevo nella lettura più ci leggevo il finale ancora prima di arrivarci. Non che il libro fosse scontato, anzi...è carico di emozioni che difficilmente si riescono a cogliere se non le vivi di persona. Forse era scontato o è finito come volevo che finisse perchè tutto quello che hai scritto rispecchia la mia vita all'Alpe in una casa che è uguale a quella di Pietro ma sul versante sud della montagna. Ma i 2000 sono sempre 2000 metri... Capisco tutte le difficoltà di vivere in ambienti così estremi, dove tutto viaggia a spalle e quando si è fortunati con l'elicottero; capisco la voglia di estraniarsi da questo mondo e di sentirne allo stesso tempo la mancanza. Capisco la necessità di fuggire appena possibile e di chiudersi nel proprio rifugio osservando il tempo che passa e puntando lo sguardo in un punto dell'altro versante. Dopo aver letto il tuo libro mi capita sempre più spesso di guardare il versante opposto e immaginare che quella baita diroccata in riva al laghetto glaciale sia veramente ristrutturata ed abitata da un nuovo Bruno.
    Purtroppo il mio Bruno non abita lì ma in una baitella a 2500 metri e non posso vederlo come vorrei.
    Ieri il tuo libro è entrato nel mio zaino ed è stato riposto nella libreria a 2000 metri. Non è una punizione come quella che subiscono migliaia di libri dimenticati, bensì il posto giusto per un libro che ti sa portare a toccare il cielo con un dito. Se hai voglia e tempo, passa sul mio blog che troverai un altro vallone di Frudière dove tutto è fermo agli anni sessanta.
    Adriano

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  72. Ho letto il libro. Mi ha emozionato. Ho rivissuto momenti di gioventù, vissuti in montagna su nell'alpe, in Svizzera, con le mucche e in pianura a far fieno, aiutavo la mia ragazza che era contadina di montagna, quando nascevano i vitelli, la ricerca dei funghi, la legna, il fieno sui pendii falciato e messo in "ondana" a mano. I temporali quando sembrava che i fulmini ti inseguissero, i latte appena munto, la panna sulle conche e quanto lavorare...ma di più, vivo ancora quel sentimento di isolamento da amici che, in realtà, non ho mai avuto. Animo tormentato da una ricerca continua di solitudine, mio rifugio. Ancora oggi, quando salgo su in montagna e so che passo da qualche alpe, mi porto sempre nel sacco pane fresco e un po' di vino da lasciare agli alpigiani. È solo un gesto, che però viene sempre apprezzato.
    Max

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  73. Fin dalle prime righe ho sentito un'affinità con la STORIA che mi offrivano le pagine regalate al mio tempo. Spesso non conosciamo le parole che avrebbero potuto mettere a fuoco ciò che il tempo ci ha regalato; poi l'opportunità ci viene regalata da un amico, o dal caso o dall' intenzione intelligente di qualcuno che ci offre un sentiero su cui incamminarsi.
    E il passo lo dettiamo noi con il nostro cuore che recupera ricordi sguardi che ci hanno fortificati.
    Il libro è veramente bello ben strutturato, con una prosa non banale. Poche righe condensano sentimenti complessi: lo sguardo del padre verso le stelle dal parabrezza, il rumore della valanga che trascina la vita di Pietro,le scarne parole della madre sempre presente e creatrice di vita proponendo occasioni di incontro ...la fine non celebrativa ma intensa di onore verso l'amicizia e i legami fondamentali...non vado oltre.
    Quando ci sarà una nuova storia vera sarò pronta a riceverla come si attende un amico fidato

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  74. Ciao Paolo, ti ho conosciuto pochi mesi, eri ospite di Camila Raznovich in "Alle falde del Kilimangiaro" parlando, ovviamente di montagna, così ti ho cercato in rete, ho visto chi eri e cosa avevi scritto. Ho deciso di cominciare da "Il ragazzo selvatico" credo sia un passaggio importante per poi leggere "Le otto montagne", ti aggiornerò sulla lettura. A presto.

    Paolo M.

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  75. Ciao Paolo,
    dopo aver letto "A pesca nelle pozze più profonde", che soddisfaceva la mia brama di informazioni sulla letteratura americana e in particolare sul racconto, ho terminato in questi giorni "Le otto montagne", che per me è andato al di là di tutte le aspettative. Sono una grande amante di Carver, McCarthy, Haruf - cito a caso, potrei ricordarne una ventina - e mai avrei pensato che un autore italiano, per quanto bravo, potesse farmi provare le stesse emozioni che in me suscitano quei grandi... Ebbene, tu sei andato al di là, evocando in me, oltre all'ammirazione per lo stile perfetto e naturale, uno struggimento e un coinvolgimento che raramente ho provato. Io mi sono sentita Pietro e per me il tuo è diventato un libro dell'anima.
    Grazie davvero per tanta bellezza e gioia.
    Marina

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  76. Non ho "vissuto" la montagna, quindi non posso rivivere quelle sensazioni che trasmette la lettura di Le otto montagne.
    Quello che mi ha FOLGORATO! É la storia dell'amicizia fra Pietro e Bruno.
    L'hai detto anche tu: volevi il Tuo Due di Due e l'hai fatto alla grande! Con quel libro ho scoperto Andrea, con questo te!
    Grazie anche per il bellissimo racconto del rapporto fra Pietro ed il Padre.
    Posso rubarti: "É il ricordo il piú bel rifugio"
    Grazie.
    Giacomo N.

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  77. Ho regalato il libro al mio fidanzato e appena l'ha finito l'ho voluto leggere anch'io.
    Per me é un'impresa riuscire a finire un libro..solitamente mi annoio subito, chiudo e finisco lì. Ma la storia di Bruno e Berio mi ha coinvolto talmente tanto che non vedevo l'ora di riaprire il libro per immergermi nelle parole.
    Sono convinta che Bruno sia ancora vivo..magari nascosto on qualche anfratto della montagna o in attesa in qualche rifugio..mi piace pensarla cosi..

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  78. Ho finito di leggerlo oggi questo libro iniziato ieri sera. "otto montagne". Mi ha colpito particolarmente. Ho passato le estati della mia infanzia in un paesino di mare, insieme a mia madre: il mare davanti e la macchia dietro. Con mio padre che veniva in ferie ho passato ore ed ore su di uno scoglio a pescare piccoli pescetti e a cantare La "canzoncina magica", quella che li faceva abboccare. Il mare davanti e la macchia dietro. E nella macchia c'era Pieraldo che abitava in un podere a cinque chilometri dal paese. Mi ci sono trovato nelle parole del suo libro. Sono un uomo di città, vivo e lavoro in città, ma appena posso vado ne mio mare, nella mia macchia. Non al mare, ma "nel" mare, nella macchia e li sento qualcosa di più.
    Ma neanche so perché le scrivo....complimenti Sig. Paolo
    Mauro

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  79. Scusa ma purtroppo non ti conoscevo. Altrimenti avrei iniziato il libro non appena ricevuto in regalo a Marzo. Ma pensavo che chi me l'aveva regalato , l'avesse fatto perché è un amante delle montagne e che quindi fosse il tipico regalo di chi dona cose che piacciono a se', e non a chi è il destinatario del regalo. E forse è effettivamente così , chi lo sa....io preferisco credere che voglia avermi 'illuminato' intenzionalmente ! E non sulla passione per la montagna , di cui senza alcun dubbio il tuo libro è permeato, ma sull'esistenza di un narratore perfetto per dare voce al silenzio che definisce taluni relazioni ( tra genitori e figli , tra amici, tra innamorati). Il tuo libro non è solo la ( grande) storia di due amici e la montagna , ma anche tra un figlio ed i suoi genitori, e questa è la parte che più mi ha commosso e per cui ti ringrazio . Magari non era il tuo scopo principale, ma penso che ognuno prenda ciò che gli serve dal libro che lo ha conquistato...
    Manuela

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  80. Ho appena finito il suo libro.....che dirle.....sono commossa, felice, serena, piacevolmente cullata dalla lettura dalla quale non sono riuscita a staccarmene per giorni.Grazie

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  81. Ciao Paolo,
    è dai tempi di "Due di due" di De Carlo che non trovavo una storia di amicizia così profonda e commovente, che affondasse le radici nel tempo. Mi sono commosso alla fine del libro ed ho letto e riletto l'ultima pagina come se stessi recitando un mantra, cercando di carpirne ogni segreto emotivo.
    Il tuo libro è splendido, per le sensazioni che regala, per come descrivi la montagna, quella montagna, mi sono immedesimato nei personaggi, sono stato un po' Pietro e un po' Bruno, forse sono un po' di entrambi, o forse no ma mentre leggevo ero loro, vedevo ciò che loro vedevano, provavo le stesse emozioni, la stessa voglia di libertà e di altezza. Grazie per questa lettura, vorrei leggere altro di te e devo decidere se leggere di NY oppure i racconti.
    A presto
    Paolo

    p.s. ma non passi mai da Roma?

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  82. Congratulazioni sentite per il Premio Strega Giovani.

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  83. Ciao Paolo, il tuo libro è stato un tuffo nel mio passato a Predelais, tra una passeggiata e un ora al tennis David sotto casa. Grazie. Giamba

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  84. Salve, ho visto la tua intervista al tg2, sono rimasta affascinata dalle tue parole e in un attimo ho ordinato il libro "le otto montagne". Io amo la montagna.

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  85. Bellissimo evento, grazie ancora :-)
    https://bookavenue.it/sevenda/item/1797-voglio-volare-sulla-montagna.html

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  86. Splendido omaggio a un Padre guida del figlio nei sentieri della vita e altrettanto splendido omaggio ad un Amico sotto lo sguardo ieratico e altero della Montagna

    Meraviglioso libro che, da amante della montagna e del suo fascinoso silenzio, ho bruciato in un pomeriggio

    Carla Lomazzi

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  87. Sono molto contenta del riconoscimento ricevuto da"Le otto montagne ". Leggendolo molti mesi or sono ho trovato tante sensazioni che anch'io provo per le mie montagne del Canavese dove vivo da più di 40 anni. Grazie per averlo scritto da parte di chi, come me,la montagna la vive nel bene e nel male.

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  88. A Vigevano ti parlai del mio papà.
    Tu mi dicesti una frase che non dimenticherò.
    Grazie per Le otto montagne, in cui hai parlato delle mie (nostre) montagne e, senza saperlo, anche del mio papà. Sono felice che tu abbia vinto lo Strega con questo libro che contiene questo mondo meraviglioso. Grazie per l'amore che dimostri per la montagna, grazie.

    Francesca

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  89. Ho molto apprezzato il tuo libro. Non sono l'unico evidentemente e non mi dilungo nei complimenti. Ma, visto il finale amaro, non riesco a togliermi dalla mente una considerazione economica, che poi è alla base del disatro sentimentale e umano di Bruno. Se produceva 30 chili di formaggio al giorno (6 tome) come è possibile che Lara scenda con la mula dopo 6 settimane con 12 forme stagionate e dica" ecco tutto quello che abbiamo prodotto in settimane di fatica". Non è così: quello è il prodotto di 2 giorbi di lavoro. In altri termini avrebbe dovuto successivamente fare 1 viaggio a giorni alterni con 12 tome per i mesi a seguire (e quindi avrebbe abbisognato di un trasporto e una distribuzione più efficente) ma con un guadagno forse non così disprezzabile. In 4 mesi 36 quintali di formaggio. Prezzo all'ingrosso 7,50€ al chilo = 27.000 euro. Forse ancora poco ma... Considerazione finale: quale donna non vorrebbe un uomo come Bruno che sa fare tutto? Cari saluti. Paolo

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    1. Ciao Paolo,
      penso tu ti sia risposto da solo: ammesso che la toma valga 7,50 euro al chilo per il produttore (per me sono molto meno perché in negozio costa 10), Bruno fatturava 225 euro al giorno. Tolte le tasse saranno 150, e mi spieghi come fa a viverci una coppia con un'azienda, un mutuo e una bambina? Quanto alla consegna, erano le tome di tre giorni: Lara andava su e giù con la mula tre volte alla settimana. Un abbraccio.

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  90. Una serie di belle emozioni il tuo libro, un po' malinconia, un po' felicità, poi voglia di prendere lo zaino e andare, correre, camminare, ascoltare la montagna; pure allegria e sorrisi, ma anche un filo di dolore per non poter davvero mettere in pratica alcune cosette. In ultimo scopro su queso blog che il Grenon è il Nery, montagna che da casa fotografo ogni mattina prima di andare al lavoro, dal 2008, e pensa che non ci sono ancora mai salito!
    Grazie per avere scritto il libro.
    Gianluca.

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  91. Disse: - Senti, non importa quanto tempo ci vuole. Non devi pensare troppo in là in questo lavoro, se no diventi matto.
    - Allora a cosa devo pensare?
    - A oggi. Guarda che bella giornata.
    Cerco di ripetermi questa frase tutti i giorni. Grazie Paolo

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  92. Ho saputo di lei solo perché ha vinto il Premio Strega e ho deciso di leggere "Le otto montagne" perché la presentazione me l'ha fatto presumere interessante. Mi é piaciuto molto, anche per la sintonia con cui ho condiviso certe situazioni e stati d'animo.
    Ho poco meno dell'età del padre di Pietro e da quasi quarant'anni ho una baita vicino al Monte Rosa, sull'altro versante, quello della Valle Anzasca, non ai duemila metri della barma ma a mezza valle, isolata nel bosco: comunque un buon rifugio dove ritirarsi di tanto in tanto.
    Tra le tante cose che ho apprezzato del suo libro ci sono la precisione e la fedeltà con cui descrive i gesti dei montanari, le loro azioni e gli strumenti di lavoro. Perció mi sono chiesto come mai, quando Pietro e Bruno salgono la prima volta insieme per metter mano alla ricostruzione della baita, insieme con la motosega (che come lei saprá benissimo funziona a benzina/miscela) gli fa portare il gasolio...
    Con simpatia e ammirazione.
    Paolo Monti

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  93. Buonasera Paolo.
    In tv per caso ho assistito al Premio Strega; non ti conoscevo, ma tu ed il tuo libro mi avete subito incuriosito.
    Sono nato in città, ma i momenti più importanti della mia vita sono in qualche modo collegati alla montagna, e il bello è che non so neppure perchè, ma è stato così fin da bambino.
    Appena possibile l'ho acquistato. Poi, per qualche giorno ho avuto molte cose da fare, l'ho lasciato lì da una parte, sapevo che era come uno scrigno con un tesoro dentro.
    Ieri, nella casa nel bosco, nel silenzio dell'Appennino tosco-emiliano, mentre mia figlia poco più in là faceva i quiz per la scuola-guida, ho letto il libro tutto in una volta, quasi voracemente.
    Sento di doverti dire alcune cose.
    Anzitutto, grazie: ho avuto le lacrime agli occhi in diversi momenti, e alla fine sono scese giù, silenziose, copiose.
    Il rapporto di Pietro con il padre, l'amicizia con Bruno, le difficoltà della vita per tutti i personaggi e la complicazione degli eventi, così come davvero accade nelle nostre vite... Tutto mi ha parlato.
    Sì, è una storia di montagna, ma è di più, è una musica suonata insieme al fluire della storia... la profondità che emana dalle tue parole va ben oltre la vicenda in sé.
    Il finale è triste, ma è vero. E' il senso asciutto delle cose. E' come se l'impotenza dell'uomo di fronte agli eventi costituisse la forza fondativa della sua dignità.
    Rileggerò il libro, e stavolta mi soffermerò più a lungo su singoli episodi, così come è possibile fare quando non c'è più la rincorsa per sapere come si sviluppa e poi finisce la storia.
    Se ti fossi amico, potrei raccontarti perchè ho pianto, ma non ha alcuna importanza, sarebbe solo una storia personale, particolare. Invece, la potenza dei libri come il tuo è che hanno un contenuto universale, e acquistano una forza crescente.
    Ho scoperto un amico che sentirò al mio fianco, anche se non avrò l'occasione per conoscerti.
    Grazie, Paolo.

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  94. Ho finito adesso di leggere il tuo libro, con le lacrime agli occhi. Ho voluto leggerlo in montagna, in Val di Pejo, perché solo qui trovo una pace e un senso di protezione che in altri luoghi non trovo. Quassù a Pejo, al termine della valle chiusa, mi sento protetta da queste cime di oltre 3000 metri come in una specie di grembo materno. In un:altra vita di sicuro ero un camoscio, perché da ragazzina salvo in montagna sempre davanti a tutti. Trovavo il mio ritmo, senza che nessuno me l'avesse insegnato. Da anni, per colpa di una gamba farlocche, non posso fare escursioni in salita. Poi sei mesi fa un'operazione al cuore, così non posso salire oltre i 1600 mt...
    Veramente un camoscio azzoppato. Ho letto il libro in poco più di una settimana, mi ha coinvolto totalmente fin dalle prime pagine, anzi ho cercato di rallentare la lettura per non finirlo troppo presto. Mi è piaciuta ogni singola Pavia, ogni dialogo, ogni descrizione di paesaggi o di caratteri. Grazie per tutte le emozioni che mi hai regalato

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  95. Scusate gli errori, colpa del correttore maledetto 😃

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  96. Anch'io ho cercato le firme di mio padre sui libri dei rifugi, anch'io raggiungo cime con furia e poi vengo presa da malinconia, anch'io sento ad ​A​yas l'arrivo dell'autunno ​nell'aria tersa e nelle ombre più lunghe ​gli ultimi giorni d'agosto. Quanta sintonia. ​
    (Triste condizione quella del lettore, ​però, travolto dalla sintonia ​e frustrato dall'anonimato).
    Un abbraccio riconoscente.
    (Ora comunque so anche come affrontare i cani pulciosi valdostani quando spuntano all'improvviso e ti vengono incontro abbaianti e minacciosi).

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  97. Ciao Paolo,

    ho trovato il tuo romanzo profondamente onesto e vero, tanto da dover posare spesso il libro per riprendermi dalla lettura. Il rapporto complesso tra padre e figlio, un amore puro che finisce improvvisamente sotto il peso di differenze incolmabili: per lettori bovaristi fuori tempo massimo queste sono fitte al cuore dolorose, ma necessarie. Il tuo libro mi ha fatto riflettere su come spesso le scelte della nostra vita siano determinate da convinzioni su noi stessi e sulle persone che abbiamo accanto, da incomprensioni, dubbi e non detti (il rapporto tra Giovanni e Pietro mi ricorda tantissimo quello che mio fratello ed io abbiamo con nostro padre). Ma i tuoi personaggi non cedono, anche di fronte a grandi dolori, e cercano sempre di costruire qualcosa, di ritrovare con coraggio e fatica la propria strada.

    Ora abito in Svizzera, ma sono cresciuta in un paesino (nella provincia di Pavia) e credo di capire cosa intendi quando parli delle difficoltà di vivere in pianura. È difficile trovare qualcosa di profondo da condividere e così il rapporto in sé diventa la cosa più autentica che hai; faresti di tutto per mantenerlo in vita, cedendo anche a compromessi con te stesso. La montagna è stabile, granitica, mentre l’animo umano è mutevole per definizione e questo genera grandi paure e insicurezze nei rapporti. Ora, a trent’anni, ho trovato nell’insegnamento qualcosa di veramente autentico. Confrontarsi con un’età spietata obbliga a mettersi in gioco in modo radicale, a riflettere sul significato di essere adulti e sulla necessità di crescere. Chissà, forse in futuro chiederò di essere trasferita in una piccola sede di montagna.

    Il tuo romanzo era necessario in questo momento e il fatto che faccia riflettere tante persone ne è la prova. Il finale è uno dei più belli che abbia mai letto.

    Complimenti per lo Strega e in bocca al lupo per il futuro, ti auguro il meglio.

    Elena, insegnante presente all'ultima edizione di ChiassoLetteraria

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  98. Grazie Paolo! Purtroppo tra lavoro e smartphone la capacità di concentrazione su un libro ormai per me è rara ma il tuo me l'ha fatta ritrovare! Peccato sia finito... correrò alla Minimum fax a Trastevere a lasciarmi scegliere da un altro dei tuoi libri, visto che non son più brava a sceglierli io.
    Son del sud ma mio padre mi ha insegnato ad amare le dolomiti. Poi son finita a vivere a Torino e mi son innamorata del Rosa e del Viso. Dopo il lavoro mi ha portato a Roma ma mi mancava la montagna e quindi ho scelto il Nepal per le vacanze e ho girato attorno all'Annapurna scoprendo la meraviglia dei rododendri fioriti di aprile. Ho perso anche un caro amico sulle Alpi e lì ho giurato che non mi sarei mai più affezionata ad una vera persona di montagna. Perché quelli come il tuo Bruno appartengono solo alla montagna. Ora mi sto lasciando affascinare dalle frequenti fughe in Abruzzo, perché ho capito che la montagna nella mia vita deve esserci, per donarmi la fatica e farmi ritrovare l'equilibrio che si perde nella frenesia del quotidiano. Per i miei quarant'anni spero di esser in forma per andare sul Kilimangiaro!
    Ti ringrazio, perché come avrai capito nel mio libro ho trovato tanto di me e del mio passato, vecchie sensazioni messe da te in bella copia. Davvero ottima scrittura,non artefatta ma vera. Grazie! Buona vita!
    Antonella

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  99. Caro Paolo,
    ho partecipato alla discussione di ieri sera, 9 agosto, a Champoluc. Volentieri trascrivo ciò che ho pensato sul tuo bel libro e che ho detto durante la discussione.
    "Le otto montagne" si presta ad una lettura psicoanalitica, profonda e simbolica della trama.
    Il disegno tracciato sulle otto montagne ed esse stesse potrebbero rappresentare la formazione caleidoscopica della mente umana con le sue varie sfaccettature che trovano riscontro nei vari personaggi (ricordando Pirandello). La dimensione intima e introspettiva del romanzo dà accesso ad una lettura onirica e quindi ad un'interpretazione in chiave psicoanalitica. Tutto ciò alla luce di un assunto di base fondamentale: il momento creativo dell'artista non sempre e non solo rappresenta parti o vissuti di sè ma può essere il frutto di un'intuizione, di un passaggio, un'ispirazione che ha avuto avvio per chissà quale motivo. Qualcosa ha risuonato dentro improvvisamente e ha dato avvio ad un lungo lavoro di creazione e di elaborazione, spesso faticosa, per rendere fruibile tale intuizione.
    Le figure genitoriali che tu rappresenti non hanno e non possono dare lo spazio sufficiente per crescere ai figli, questi genitori non possono vivere appieno la propria genitorialità a causa di problemi pregressi legati soprattutto al dolore e al non aver avuto loro stessi i mezzi necessari per evolversi nel miglior modo possibile. Il dolore impera in questo senso. Con questa chiave di lettura i due ragazzi sono in realtà un solo personaggio con le sue scissioni, un ragazzo che fa fatica a crescere e che gioca fra le rovine di un problema transgenerazionale molto ben rappresentato. L'amicizia, con il suo profondo senso, impera sovrana suggerendo che è solo rimanendo ed essendo profondamente amici di sè stessi che si possono superare le più irte difficoltà. L'eredità del padre è un "ventre materno" o rifugio da lui scelto per procreare: la casa nel ventre della montagna circondata dal lago ricollega con naturalezza all archetipo del liquido amniotico.
    Per una maggior comprensione dell'itinerario di questo tuo lavoro sarebbe interessante sapere se, durante quel periodo, facevi sogni e quali.

    Ciao
    Renata Rizzitelli, psicoanalista Società psicoanalitica italiana - redazione sito SPIWEB

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  100. Ciao Paolo. Il suo libro semplicemente grande. Conosco i posti, in particolare il lago e il torrente nel quale andavo a pescare quando lei era lì in vacanza con i suoi genitori. Forse ci siamo anche incontrati su e giù per quei sentieri, incrociando la stessa gente del posto magistralmente de lei descritta. Suo padre ha fatto il servizio militare negli Alpini. Anch'io più o meno nello stesso periodo, certamente la sua "formazione" sulla montagna e la mia corrispondono...capisco tante cose lette nel libro a proposito di suo papà. Una cosa non mi torna, certamente è un errore di stamta: suo padre nacque nel 1942 (pag 114) e morì a 62 anni quando lei aveva 31 anni(pag 81). Lei è nato nel 1978. Uno dei due: 1942+62=2004, 1978+31=2009.
    Grazie per poter aver letto un libro come il suo e potermi immergere in un mondo e situazioni che in parte sono anche state mie.
    Mauro.

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    1. Mi permetto di scrivere (se il post rimane): da qualche parte all'inizio del libro c'è la data di nascita di Pietro (1973). Mi spiace non riuscire a dire la pagina precisa ma me l'hanno prestato e l'ho restituito.
      :-)
      Serena

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  101. L'ho trovato un libro perfetto. I personaggi prendono vita grazie a descrizioni essenziali e ricche al tempo stesso. Penso che debba essere suggerito come lettura ai ragazzi delle scuole superiori non solo per la storia dell' amicizia di due ragazzi diversi tra loro, ma anche per la relazione tra Pietro ed il padre.I propri padri sono anche uomini, la cui identità molto spesso i figli non conoscono.Questo libro mi ha toccato e commosso profondamente per la ricchezza e la profondità di emozioni che riesce ad evocare

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  102. Caro Paolo, due anni del tuo lavoro per regalare ai lettori due giorni da vivere in un mondo diverso dal proprio. Poco conta quanto la vicenda sia autobiografica: certamente vissute sono le sensazioni e le esperienze raccontate nel libro. Di ciò tutti si possono rendere conto e sicuramente chi ama la montagna e coglie ogni occasione per camminare verso l'alto, in un Paese che, dall'Etna alla Valle D'Aosta, ha mille sentieri da percorrere e vette da raggiungere. Grazie. Giuseppe M.

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  103. Ciao Paolo, ho trovato bellissimo il tuo libro!
    Ho letto il titolo tra le pagine delle recensioni della rivista del CAI e sono andata in libreria ad ordinarlo, pensando che non fosse a disposizione.
    Invece ho avuto un'incredibile sorpresa: non solo era sugli scaffali in vendita, ma è uno dei libri candidati per il premio Brancati, organizzato a Zafferana Etnea, dove vivo!
    La mia amica libraia si è illuminata, proponendomi di far parte della commissione e così mi sono trovata a leggerti tutto d'un fiato.
    C'è che, anche se sono nata a Palermo, a Milano ci ho vissuto trent'anni e le montagne sono state per me un sicuro riparo dalle tempeste della mia vita, così tanto da voler diventare anche guida.
    Ma poi sono tornata in giù, fuggendo da quella Milano da bere in cui mi sentivo aliena e con il respiro corto, privata di un orizzonte da scrutare e delle stelle da osservare.
    Sono scappata lontano, ma ho scelto d'abitare tra le vesti di Donna Etna, l'incantevole ed affascinante montagna-vulcano.
    Et voilà, in due parole le motivazioni per cui amo tanto la storia de "Le 8 montagne "!
    Grazia
    www.animamunti.com

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  104. Ciao paolo
    Sto leggendo il tuo libro. .
    Bello. ...mi rispecchio molto In ..BERIO...
    In fondo siamo tutti alla ricerca della nostra altitudine. ..che in genere e inversamente proporzionale alla ns volonta di relazionArci con le questioni mondane . ..( a 3500 mt l ossigeno e vitale...le parole superflue...basta la vista...che si riflette nella ns anima )...
    Nn l ho ancora finito...e nn ho voglia di finirlo presto...x niente...
    Complimenti per il coraggio. ..il coraggio di risalire il tuo fiume. ...più tosto che farti trascinare dalla corrente. ..
    Un abbraccio

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  105. Caro Paolo, ho appena finito il tuo libro e mi resta un po' di malinconia ed insieme la voglia di tornare in montagna ed immergermi per un po' di tempo nella baita di Pietro e Bruno che descrivi.
    Ti ringrazio per la bellezza pura, semplice e rigorosa di queste pagine.

    Luca L.

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  106. Sono arrivata qui in fondo.
    Mi piace lo scorrere dei commenti e dei punti di vista, dei vissuti diversi che possono sprigionare da una stessa lettura.
    La mia Amica me l'ha dato da leggere 'ci sei tu qui, come vedi tu le cose, come sono le Montagne per te...'.
    Mi sono ritorvata? Un po' sì e un po' no.
    Il vivere nelle Montagne è per me aspetti di ognuno dei personaggi: un po' Berio, un po' la Mamma, un po' Bruno (forse meno Giovanni, più modalità della famiglia d'origine)....ma anche altro diverso.
    Tuttavia il modo di esprimere è stato notevole, neanche vivessi mille anni riuscirei a scrivere e a trasmettere in quel modo. Grazie, quindi, di aver fatto anche da tramite delle emozioni (riduttivo -non so come dire altrimenti-) che provo quando sono lassù o le guardo da lontano.

    E poi sono arrivata al lago ghicciato e Pietro che prende il ghiaccio e ci guarda attraverso (come mi piace farlo! non ne hai idea) e lì c'è stato, nel vedere l'immagine infranta e sfocata, il comparire di un altro libro, che non c'entra nulla se non come legame e destini diversi di due persone, "La danza immobile" di Manuel Scorza. Come associazione improvvisa.
    Mi sono detta: 'se capita, glielo dico'. Così eccomi qui.

    Buon fluire del tempo, ovunque ti conduca.
    Serena

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  107. Grata e commossa Paolo!Questo tuo libro
    mi ha toccato profondamente come pochi.
    Hai raccontato una storia viva in te, ma che sento risuona anche in me. Sono nata in Trentino e cresciuta fra sentieri, cime raggiunte, boschi, piccole tracce e vasti orizzonti... vissuti e ricordi che fanno parte dell mia storia e geografia interiore e che a volte esprimo nella pittura. Importanti temi l'amicizia fra anime affini e il recupero del rapporto col padre che alla fine il protagonista riesce a comprendere. La tua scrittura è sincera, intima e disarmante allo stesso tempo. 
    Che talento il tuo! Sono andata pure a vedere le immagini di questi luoghi di cui parli e penso di andarci... Buon cammino su nuovi sentieri da esplorare e nuove pagine da vivere e da scrivere.

    Con gioia

    Martina Aurora B., Trento  

    grata e commossa

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